Descrizione Blog
Tag-board
Membri del blog
Commenti
Archivio
Segnalato su
Box
Disclaimer
About
Link amici
Categorie
Feeds
Contatore visite
| Grazie per le *loading* visite. |
Credits
Il Paese è guidato da due ultrasettantenni. Gianni e Papotto. Nell'ordine: lo psiconano (1936) e Gianni Letta C'è un piano per la banda larga e uno stanziamento nel bilancio (800 milioni di euro, ndr). Ma è stato concepito prima della crisi e, come su tutti i piani, va fatto ora un momento di riflessione in funzione della diversa scala di priorità che dalla crisi è emersa.". Nessuno gli ha spiegato che la diffusione della banda larga è uno dei motori dello sviluppo. La Rete non è per un Paese di vecchi. Sono occupati con il ditalino terrestre e con i diritti televisivi. Ma per quanto ancora ce li dobbiamo tenere? (1935). Invece che al Museo Egizio di Torino stanno a Palazzo Chigi. Letta ha un'arma segreta per rilanciare l'Italia, il maggiordomo ha detto: "
Postato il 6 Novembre 2009 alle 12:10 in Tecnologia/Rete |
Ascolta | Commenti (26) |
Commenti piu' votati |Newsletter
GrilloNews | Le opinioni sui Blog
Tags: Berlusconi, digital divide, Gianni Letta, minipost, Rete
Sandra Lonardo
NAPOLI - Sandra Lonardo rinviata a giudizio: è la prima volta che avviene. La presidente del Consiglio regionale, attualmente «esiliata» per l'inchiesta sull'Arpac (ha l'obbligo di dimora fuori Campania), è stata rinviata a giudizio dal gup Sergio Marotta per tentata concussione. Il processo inizierà il 15 febbraio prossimo davanti all'undicesima sezione del tribunale di Napoli. Con lei va alla sbarra l'ex assessore regionale Andrea Abbamonte che, tuttavia, è anche accusato di concussione nei confronti del presidente della giunta Antonio Bassolino.
Sono complessivamente dieci gli imputati rinviati a giudizio. Tra questi, oltre Lonardo e Abbamonte, l'ex assessore Luigi Nocera, i consiglieri regionali Udeur, Ferdinando Errico e Nicola Ferraro, nonchè Carlo Camilleri, consuocero di Clemente Mastella e l’ex segretario del Tar della Campania, Vincenzo Lucariello
Il gup Marotta, in una sentenza molto articolata (per alcuni capi d'imputazione sono stati ritenute competenti le procure di Salerno e Benevento, altri, invece, sono caduti ed è stato disposto il non luogo a procedere), è intervenuto sulla pressione esercitata nei confronti del dottor Luigi Annunziata, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Caserta Sant’Anna e San Sebastiano.
La Procura di Napoli, alla quale oltre un anno fa furono trasmessi gli atti, per competenza, da quella di Santa Maria Capua Vetere, aveva avviato le indagini, ipotizzando vari reati: dalla concussione all’abuso di ufficio, fino alla rivelazione del segreto di ufficio. I pm di Napoli avevano, invece, escluso il reato di associazione per delinquere, contestato nella prima fase delle indagini dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Clemente Mastella (la cui posizione è stata stralciata in quanto eurodeputato: bisogna attendere l'autotizzazione di Strasburgo) e la moglie, secondo l’accusa, avrebbero esercitato forti pressioni su Annunziata, tramite un docente universitario e comune amico, affinché assumesse due camici bianchi in quota Udeur, nell’ambito dell’azienda ospedaliera.
«Il giudice ha evidentemente sentito l’esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata - l’unica che mi riguarda - si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è quella del processo», commenta la presidente Lonardo. «Sono assolutamente certa - sottolinea - che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie ed episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata».
Qui e' successo un fatto gravissimo: sono stati smaltiti dei rifiuti speciali semplicemente inabissandoli davanti la Calabria. E tutto questo grazie a malavitosi senza scrupoli e all'omertà delle istituzioni, all'omertà della politica, e all'omertà di coloro che dovevano denunciare i fatti e scoprire gli autori di reati che danneggiano la salute, l'ambiente e l'economia del Paese, della Calabria in particolare.
Siamo qui per gridare a gran voce a questo governo che, almeno per questo fatto, metta a disposizione mezzi, uomini e strumenti per scoprire gli autori dei reati e assicurarli alle galere.
Chiediamo a gran voce che coloro che hanno usato connivenza e omertà mafiosa siano allontanati dal contesto sociale e politico, perché non meritano di rappresentare ne le istituzioni ne quella pseudo imprenditoria che mette i soldi all'estero aspettando lo scudo fiscale e allo stesso tempo distrugge un territorio e delle vite soltanto per logiche di profitto individuale.
Come al solito, in questi anni le coscienze sono state addormentate da una disinformazione, completa e continua, e soprattutto da istituzioni che invece di fare il loro dovere hanno fatto finta che il problema non esistesse, al contrario di chi ha dato la vita per scoprire questi misfatti.
Io e Callipo siamo qui per dire che la Calabria di domani non farà sconti a nessuno, e non si celerà dietro l'omertà mafiosa e l'accondiscendenza del silenzio.
Leggi anche: Le navi dei veleni (di Luigi de Magistris)
Due volte bugiardo, Clemente Mastella. La prima volta, quando finge di essere il suo avvocato, Titta Madia, al cronista de ‘Il Fatto’ che cercava il legale per alcuni ragguagli e compone per sbaglio il numero dell’ex ministro. La seconda volta, quando in conferenza stampa a Napoli insinua che la bufera giudiziaria gli era stata preannunciata il giorno prima da quella telefonata. “Desidero ringraziare il giornalista de 'Il Fatto', così ho saputo le notizie un giorno prima”. Il nostro cronista non ha rivelato nulla in anteprima e nulla peraltro aveva da rivelare: chiedeva solo informazioni sull’udienza preliminare in corso davanti al Gup di Napoli, relativa al primo troncone dell’inchiesta sull’Udeur: quella mattina se n’era svolta una, l’ultima è in calendario lunedì prossimo. Il nostro cronista voleva conferma dello stralcio della posizione di Mastella e il giorno dop o infatti è uscito un articolo su questa notizia. Tutto qui. Il resto sono solo fandonie, e il file audio della conversazione lo dimostra. (ascolta l'audio-video in basso)

Ascolta
Testo:
Mastella: ...ringrazio anche il collega del Fatto che il giorno prima che accadessero i fatti, non ieri ma l'altro ieri, sbagliando telefono e parlando... pensando di parlare con il mio avvocato ha telefonato dicendo: "Avvocato ma tutta questa cosa che riguarda Mastella, le vicende di Mastella, la sua perquisizione eccetera...". Io faccio finta di essere l'avvocato, in questo caso ho commesso un peccato.....se l’ho commesso me lo prendo tutto...e gli ho detto scusi ma… immaginando che io fossi l'avvocato Madia… scusi, ma di che stiamo parlando? “No ma qua ci saranno a breve…” Lo ringrazio molto per aver un giorno prima che gli altri arrivassero saputo… mi dispiace per i suoi colleghi che sono arrivati un po’ più tardi… quindi, dal punto di vista… lei ha certamente informazioni molto più forti di quanto possano avere gli altri colleghi della stampa. Grazie, buona giornata a tutti.
Link:
Ascolta l'audio originale della telefonata con il giornalista de IL FATTO
Il blog di Vincenzo Iurillo

Un dirigente della polizia di Dallas, in Texas, ha presentato pubbliche scuse dopo aver accertato che almeno 39 persone si sono viste infliggere una multa perchè non parlavano inglese.
«Sono rimasto sorpreso, per non dire stupefatto, nel vedere che ciò sia potuto accadere in una città come Dallas, perchè questa è una città molto molto composita», ha dichiarato il capo della polizia, David Kunkle, nel corso di una conferenza stampa.
«Presento le nostre scuse alla comunità ispanica e ispanofona», ha aggiunto.
Il caso è scoppiato quando una donna si è presentata in tribunale per contestare una multa inflittale da un giovane poliziotto con la motivazione che era «una guidatrice che non parla inglese».
Kunkle ha spiegato che i suoi servizi hanno riscontrato altri 38 casi di multe inflitte in circostanze analoghe da sei poliziotti negli ultimi tre anni. Il capo della polizia ha precisato che le 'vittimè saranno rimborsate e che sono all'esame sanzioni contro gli agenti troppo zelanti.


Antifascista assoluto. Giurista sottile, avvocato di grido, partigiano, uomo mite e coraggioso. Ma soprattutto «un socialista e da sempre, almeno da quando giovanissimo in pieno regime entrò in contatto con il gruppo romano di Iniziativa socialista, con Zagari e Matteotti». Così, Mauro Ferri, antico compagno d’arme e di «dottrina», non solo giuridica, descrive a caldo la figura di Giuliano Vassalli, più volte ministro e presidente dal 1999 al 2000 della Corte Costituzionale. Un’amicizia robusta quella di Ferri e Vassalli, entrambi giudici costituzionali, rinsaldata dalle battaglie parlamentari e politiche. Nonché dalla comune milizia prima nel Psi, poi nel Psu e poi di nuovo nel Psi dopo la scissione.
Ma chi era Vassalli, scomparso il 21 ottobre a Roma, e che incidenza ha avuto nella politica italiana? Nasce nel 1915 a Perugia, figlio di un illustre civilista, Filippo Vassalli. Precocissimo studioso di diritto è ben presto docente di diritto penale, e da cospiratore passa alla Resistenza romana, all’ombra delle due grandi figure socialiste di quel momento, Nenni e Saragat.
Da resistente compie una mirabolante impresa, durante l’occupazione nazista. Libera sette reclusi socialisti da Regina Coeli tra i quali Saragat e Pertini, grazie a falsi documenti per un finto trasferimento di detenuti. Era il gennaio 1944, e Vassalli fa già parte della giunta centrale del Cln. Poi nell’aprile viene catturato e sottoposto a torture in Via tasso dalle Ss, fino alla liberazione alla vigilia del 4 giugno, data dell’ingresso degli americani nella capitale, per intercessione di Pio XII.
| Inviata da giusiben (18/05/2008) |
| Inviata da RULLIANO |
Giustamente in questi giorni in tv si parla delle primarie, ma solo su La7 e Raitre. Non è detto però che anche Bruno Vespa, prima o poi, non organizzi una serata con tanto di modellino del luogo del delitto, inteso come Pd. Invece Gad Lerner ha mandato in onda l´altra sera una puntata in cui erano presentate le tre mozioni, senza alcuna condiscendenza verso il metodo scelto e i candidati. Non è mancato un momento molto critico, quando alcuni lavoratori di fabbriche a rischio hanno testimoniato le loro difficoltà e la sensazione di essere abbandonati dalla politica tutta, compreso il Pd. Invece Vespa, nella stessa serata, ha trattato di immigrazione, dando modo a Urso (ex An) di dire che, secondo lui, può essere concessa la cittadinanza agli immigrati che superino un esame di lingua e cultura italiane (e la Costituzione no?). Giusto, ma solo se a dover superare l´esame fossero pure Bossi e Berlusconi. Se no, espulsi!
Dio ti vede, Berlusconi anche
Chissà se la realtà è migliore o peggiore della Tv. Perché da un lato i tg edulcorano i fatti per ragioni politiche, dall’altro puntano al catastrofismo per ragioni di audience. In tutti i due casi, però, si tratta di evasione. Così la settimana scorsa abbiamo visto vari servizi efferati:1) la signora di 90 anni uccisa dagli scippatori; 2) il bambino in carrozzina finito sotto il treno, incredibilmente salvo; 3) la passeggiata mattutina del giudice Mesiano. Quest’ultimo filmato, andato in onda su Canale 5 al mattino, non conteneva notizie, né notazioni di costume. Si voleva solo lanciare un avvertimento: una sorte di “ Dio ti vede “ all’uomo che ha osato condannare l’azienda del padrone editore. Un vero schifo e una vergogna per il giornalismo. Ma si può anche notare che, se contro quel giudice non hanno trovato niente di peggio che suoi calzini azzurri, vuol proprio dire che è un santo.
Il mandante non cambia
Il direttore di Repubblica Ezio Mauro, parlando con Lucia Annunziata, ha detto che parteciperà alle primarie del Pd, ma non sa ancora se voterà scheda bianca o per uno dei tre candidati, che sono tre brave persone. È consolante saperlo, perché di questi tempi le brave persone sono merce rara, in tutte le professioni. A cominciare dal giornalismo, dove il colossale conflitto di interessi di Berlusconi ha avuto l’effetto di moltiplicare i piccoli conflitti di interesse tra i suoi dipendenti e le notizie. Di più: anche tra i nostri dipendenti Rai (in quanto dipendenti del servizio pubblico) e le notizie, che ormai sono solo merce di scambio per futuri scatti di carriera. Quanto poi ai giornalisti Mediaset, non essendo neppure sottoposti alla Commissione di vigilanza, è giusto che, se sbagliano, chiedano scusa. Benché sia inutile, perché ci si può scusare delle carognate, non della propria nullità, che è colpa di chi ci manda, cioè del mandante!e carognate, non della propria nullità, che è colpa di chi ci manda, cioè del mandante!
Savoir faire di una certa Brianza
Il leghista Castelli si esibisce in continuazione in tv ridendo a sproposito e non perdendo occasione per offendere, magari di rimessa. Dopo l´eroica impresa di definire Rosy Bindi «zitella petulante», a Exit si è replicato. Si parlava della bocciatura da parte delle destre (più Binetti) della legge contro le violenze omofobe e Castelli, oplà, ha tirato fuori dal suo scarso repertorio l´art. 3 della Costituzione, che stabilisce l´uguaglianza dei cittadini davanti alle legge. Proprio quello che lui e i suoi alleati avevano tentato di aggirare con il lodo Alfano e che, secondo Castelli, impedirebbe di punire con aggravanti le violenze contro i gay. Poi, per dare subito un esempio pratico, a Scalfarotto che chiedeva gli stessi diritti degli altri italiani, come per esempio quello di sposarsi, Castelli ha risposto col suo solito sorrisetto: «Ma lei può sposarsi anche domani; basta che si scelga una signora». E se no, botte!
Frankfurter Zeitung: pericoloso farsi vedere col Cavaliere
Magari fosse vero il proverbio Nemo propheta in patria! Invece per Berlusconi vale il contrario: da noi spopola, anche se (come ha precisato D’Alema) solo tra meno della metà degli italiani, ma all’estero proprio non piace. A Otto e mezzo il corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha detto perfino che i politici tedeschi non vogliono farsi vedere con Berlusconi perché «porta jella». Poi si è corretto: «perché fa perdere voti». La ministra Brambilla è impallidita e perfino i capelli fiammeggianti parevano sul punto di spegnersi, cosicché, improvvisamente ridotta in bianco e nero, sembrava Bondi svenuto. Peggio ancora a Ballarò, dove il povero Alfano, orbo di tanto lodo, si è dovuto sorbire i titoli antiberlusconiani di tutti i giornali esteri. E perfino il vecchio falco Luttwak, da Washington, ha sostenuto che il conflitto di interessi di Berlusconi è inconcepibile. Insomma, il resto del mondo è comunista!
Sono nata a Ghilarza (Oristano), ho studiato lettere moderne all’Università Statale di Milano, in pieno 68. Ho cominciato a lavorare all’Unità alla fine del 73, quando era ancora ‘organo’ del Pci, facendo esperienza in quasi tutti i settori, per approdare al servizio spettacoli negli anni 80, in corrispondenza con lo straordinario sviluppo della tv commerciale, ovvero con l’irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi. Ho continuato a lavorare alla redazione milanese dell’Unità scrivendo di televisione e altro fino alla temporanea chiusura del giornale nell’anno 2000. Alla ripresa, sotto la direzione di Furio Colombo, ho cominciato a scrivere quotidianamente la rubrica ‘Fronte del video’, come continuo a fare oggi. E continuerò fino a quando me lo lasceranno fare. Nel 2003 è stato stampato e allegato all’Unità un volumetto che raccoglieva due anni di ‘Fronte del video’.
“Il Diritto Canonico mi vieta di iscrivermi a qualsiasi partito, ma andrò a votare perché come cittadino sono impegnato per la dignità della vita del popolo civile che si nutre di legalità e laicità”
Il senatore Dell'Utri si è presentato in aula oggi per dare dei venduti a tutti gli altri. Ha affermato, infatti, che i magistrati devono concentrarsi sugli esecutori delle stragi piuttosto che perdere tempo a cercare i mandanti, negandone quindi l’esistenza, e attribuendo tutta la responsabilità delle stragi degli anni ’90 a chi è già dietro le sbarre. Una versione dei fatti ferma, per l’appunto, agli anni ’90. Ma siamo nel 2009.
Senatore Dell’Utri, non so se lo ha capito, ma il Paese sì: la giustizia ed i cittadini stanno cercando i mandanti politici di quelle stragi perché nessuno crede che Brusca sia stata la mente di Capaci, né Provenzano e Riina quelle degli altri attentati. I mandanti “occulti” stanno venendo a galla perché proprio loro non hanno evitato la galera a chi aveva dato loro fiducia e ai quali avevano promesso copertura. Così prima gli avvertimenti, qualche dichiarazione mai rilasciata prima, papelli che riaffiorano, personaggi che ritrovano la memoria, altri che la perdono. Dichiarazioni sempre più vicine alla verità per minacciare la sua completa rivelazione e spingere così quei mandanti occulti, ancora liberi e ancora influenti, a muoversi per pareggiare il debito.
Lei è il principale indiziato, senatore e fondatore di Forza Italia, non so se se ne è accorto perché, mentre lei nega perfino l’esistenza di Cosa Nostra, tutta Cosa Nostra la sta indicando come il principale referente e portavoce. Il problema è che anche lei è un tramite, una pedina. La giustizia si muove su terreni fatti di prove e concretezza, poggia i piedi sulla roccia e non sulla sabbia e, quindi, scovare il resto della filiera richiede pazienza. Ma io son certo che arriveranno anche i riscontri e la pazienza sarà premiata.
Nel frattempo, la invito a rileggersi la sentenza di primo grado, quella che la condanna a nove anni e altro. Beh, se la rilegge, ne deduciamo che: o i giudici hanno una gran fantasia, ricca di dettagli, nomi e circostanze, o l’assoluzione, a cui lei sta pensando, è una neverland della giurisprudenza.
Testo del video servizio:
Marcello Dell’Utri si è presentato in aula ed ha bollato come "cazzate" le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza rese ai PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo il cui verbale, oggi, il Procuratore Generale ha depositato in aula perché venga acquisito agli atti assieme alla richiesta di ascoltare lo Stesso Spatuzza i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro, ex reggente del mandamento di Brancaccio.
Secondo la breve introduzione fatta dal Procuratore Generale Nino Gatto il pentito Spatuzza avrebbe rivelato l’esistenza di un accordo di tipo politico-elettorale tra Cosa Nostra e Forza Italia in cambio di garanzie.
''Graviano era esultante: mi disse 'abbiamo avuto quello che volevamo, abbiamo il Paese in mano perche' abbiamo persone serie, come Berlusconi e il nostro 'paesano', non come quei 'crastazzi' dei socialisti''' – ha detto Spatuzza ai PM di Palermo che indagano sulla presunta trattativa tra “Stato e mafia” a cavallo delle stragi.
Il paesano non sarebbe altri che Marcello Dell’Utri, il collante - secondo l’accusa – degli interessi mafiosi sul versante politico concretizzatosi con il grande consenso riscosso da Forza Italia in Sicilia fin dalla sua nascita.
Se fossero provate le affermazioni di Spatuzza verrebbe dimostrata l’esistenza di un altro tipo di trattativa intavolata non con lo Stato, ma con quel nuovo estabilishment politico che al termine della stagione stragista avrebbe governato l’Italia.
Complicando ulteriormente la posizione del senatore PdL condannato in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il Procuratore Gatto gli elementi contenuti nelle dichiarazioni di Spatuzza sono tali da possedere quel requisito di eccezionalità richiesto dalla legge per la riapertura del dibattimento con l’acquisizione di nuove prove.
Una possibilità che la difesa di Dell’Utri ha respinto con veemenza fino ad un vero e proprio alterco tra il Procuratore Generale e l’avvocato Mormino che ha parlato di “inquinamento” del processo d’Appello.
E’ la pubblicazione anticipata di alcuni stralci di quel verbale fatta oggi da L’Espresso ad avere spinto gli avvocati di Dell’Utri a chiedere al Presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo di “proteggere il processo” da presunte incursioni mediatiche.
I Giudici della Corte d’Appello hanno concesso alla difesa una settimana di tempo per studiare il verbale depositato oggi e rinviato la decisione sull’ammissibilità della richiesta di riaprire il dibattimento al 30 ottobre prossimo.
Marcello Dell’Utri si difende senza entrare nel merito delle dichiarazioni di Spatuzza bollando tutto come “favole”. Afferma di non avere mai conosciuto né i pentiti che fanno il suo nome né i mafiosi che con lui avrebbero, negli anni, mantenuto rapporti di conoscenza diretta. Dice di non conoscere nemmeno Stefano Bontate il boss che, con lui, avrebbe incontrato più volte Silvio Berlusconi a Milano.
Cuffaro querela 4.609 internauti per "Offese e minacce su YouTube".
22 ottobre 2009 - 17.36Il Ministero del Lavoro vieta Byoblu.ComMi giungono sempre più numerose le segnalazioni dell'oscuramento di www.Byoblu.Com nei posti dove l'informazione libera, quella davvero libera, evidentemente non deve arrivare. Qualche giorno fa mi ha scritto una famiglia di aquilani, ospiti della caserma della Guardia di Finanza dopo il tragico evento del terremoto. Erano soliti accedere a questo blog dalla rete wireless messa a disposizione dalla struttura. All'improvviso è stato loro impedito sia l'accesso a Facebook sia a byoblu.com. Alle loro rimostranze è stato risposto che "i siti illegali sono vietati". Oggi mi scrivono dal Ministero del Lavoro. Il blog è stato oscurato. Non Grillo e non Voglio Scendere: solo www.byoblu.com. Appare evidente che il profondo legame che unisce questo sito alle vicende del terremoto, soprattutto grazie alle inchieste che hanno portato alla luce questioni estremamente scomode, come la famosa intervista a Stefania Pace o la recente ricostruzione sull'intervista censurata dalla RAI una settimana prima del forte sisma, deve essere spezzato con ogni mezzo. E' molto plausibile che la caserma della Guardia di Finanza di L'Aquila e il Ministero del Lavoro non siano gli unici luoghi dove questo blog è sgradito. Chiunque lavori nelle amministrazioni pubbliche e noti una evidente disparità di trattamento tra www.byoblu.com e gli altri blog di informazione, me lo segnali prontamente. In gioco non c'è solo la libertà di informazione, ma anche la sicurezza di migliaia di cittadini italiani e il loro diritto a scegliere. Chiedo a tutti di chiedere serie e compiute spiegazioni alla segreteria del Ministro Sacconi: segreteriaMinistroSacconi@lavoro.gov.it, così come ad ogni altra struttura che oscura l'informazione libera arrogandosi il diritto, ancora una volta, di decidere al posto nostro quello che dobbiamo sapere e perfino quello che dobbiamo pensare. L'Aquila evidentemente non è bastata. |
|